Chi siamo:                                                                                                      Associazione Sportiva Dilettantistica 

Presidente ed Insegnate Tecnico FIJLKAM cintura nera 3° Dan

Maurizio DURA

Consulente Tecnico di Alta Specializzazione Agonistica di Judo Avanzato

Alexandru VASILE

Maestro di Judo - 8° Dan

Maestro di Ju-Jitsu 5° Dan

Medico

Dott.ssa  Anna Barbara Filomena GALLI

Tecni

 

Consulente Legale

 

Psicologa

 

 

Responsabile Area Sociale

Educatore Professionale  

Umberto ZITANI

 

 

 

La storia del JUDO 

Jigoro Kano, ideatore del judo, nacque il 28 ottobre 1860 nella piccola città costiera giapponese di Migale, in una famiglia di mercanti discendenti di un modesto clan di samurai; a 14 anni iniziò a studiare lingue presso la scuola Ikue, ove venne a contatto anche con la cultura e la filosofia anglosassone. Nel 1877 si trasferì all’università di Tokyo. Motivato in parte dalla sua fragile costituzione e consigliato da un suo professore, il medico tedesco Ernest von Baelz, il quale ebbe un importante ruolo nella considerazione dei possibili aspetti pedagogici delle arti marziali, Jigoro Kano iniziò a  frequentare con passione e successo alcuni tra i migliori maestri di ju-jitsu.Dopo aver iniziato con il maestro Yagi Teinosuke fece pratica con i migliori maestri, apprendendo tecniche e stili diversi fra loro, nonché studiando antichi testi di  arti marziali. Terminati nel 1881 gli studi universitari, iniziò ad insegnare lettere. Nel 1882 il governo giapponese stabilì alcuni principi secondo cui l’educazione pubblica doveva:

  • Formare, attraverso l’esercizio fisico, una sana e robusta costituzione

  • Colmare il cuore degli studenti di amore e lealtà verso la Patria

  • Istruire

  • Imprimere la forza di carattere necessaria a uomini d’armi

  • Jigoro Kano decise quindi di iniziare i propri allievi a una nuova forma di lotta, ritenendo che questa li avrebbe temperati sia nel carattere che nel fisico.

Ovviamente egli aveva più a cuore la salute che il combattimento, per cui elaborò con grande cura un sistema che in poco tempo si differenziò sempre di più dal ju-jitsu, che era il punto di partenza ed al quale  aveva tolto le tecniche più pericolose, aggiungendo al tempo stesso numerose regole tese a evitare qualsiasi tecnica impropria. Ciò consentì inoltre di incoraggiare a una libera pratica(il randori), anche sportivamente competitiva, tra gli allievi. Per sottolineare i cambiamenti introdotti Jigoro Kano decise di sostituire nel nome della nuova pratica la parola “ jitsu”, che esprime una ricerca tecnica che portava alla mente l’ideologia feudale, con “do” che metteva alla luce un concetto di via, strada o percorso più spirituale e morale. Kano battezzò la sua scuola, ospitata inizialmente in una piccola stanza in un tempio buddista, “Kodokan Judo”. Traducendo  ko-do-kan come “luogo dello studio della via” si può quindi leggere il nome della nuova disciplina come “la scuola per lo studio della via gentile”.

Nel promuovere instancabilmente il judo, Jigoro Kano ebbe inoltre modo di dimostrare il suo talento di organizzatore, politco e pedagogo. L’inizio non fu certo facile: da una parte l’opinione pubblica aveva una percezione tendenzialmente negativa delle arti marziali e dall’altra egli veniva accusato di voler diffondere un sistema per intellettuali e senza valore pratico.

Tuttavia, la scuola di Jigoro Kano si affermò progressivamente. I suoi allievi, abituali a duri allenamenti, affermarono l’inscindibilità di teoria e pratica,  ed il judo venne rapidamente adottato nelle scuole. Se gli aspetti tecnici del judo erano già relativamente completi e stabili nel 1887, i principi filosofici continuarono a maturare per ulteriori 20-30 anni, durante i quali Jigoro Kano compì numerosi viaggi in Europa e negli Stati Uniti sia per studiare i diversi sistemi di educazione sia come ambasciatore della scuola, della sua cultura e della sua gente. Nel 1909 Jigoro Kano venne eletto membro del Comitato Olimpionico Internazionale (CIO) in rappresentanza del Giappone. Il 4 Maggio 1938, di ritorno da un viaggio al Cairo, ove aveva partecipato a una riunione del Comitato Olimpico, ove il Giappone era stato eletto a paese ospitante le Olimpiadi del1942,  Kano spirò .Le Olimpiadi del 1942 furono annullate, solo nel 1964 per la prima volta il judo venne ammesso come disciplina olimpica. Nel 1980 si tennero i primi campionati mondiali femminili, e nel 1992 anche il judo femminile diventò una disciplina olimpica.

Contegno nel dojo

Norme basilari sul comportamento da tenere in un Dojo.   

Ichino ABE (8° Dan)

  1. Tener sempre presente che il dojo,oltre che palestra sportiva, è scuola morale e culturale

2.  Non omettere mai di salutare, sia quando si accede che quanto si lascia il tappeto di gara

3. Osservare scrupolosamente le regole generali della cortesia e quelle particolari del  Judo:

sforzarsi in ogni circostanza di aiutare i propri compagni di pratica e di allenamento, evitando di essere per essi causa di imbarazzo e di fastidio;

rispettare le cinture di classe superiore ed accettare i consigli senza obiezioni. Dal loro canto le cinture superiori devono aiutare il miglioramento tecnico di coloro che sono meno esperti, con diligenza e cordialità;

quando non si pratica, bisogna mantenere un contegno diretto e non permettersi mai posizioni ed atteggiamento scomposti, anche se si è affaticati;

mantenersi silenziosi e, se necessario parlare, sia solo per la pratica jodoistica e a bassa voce;

non allontanarsi mai dal tappeto senza prima averne avuto il permesso dell’insegnante (o di chi ne fa le veci).

       4. Avere una cura costante della correttezza e della pulizia della propria tenuta, pulizia del

         judogi, pulizia del corpo, riassetto del judogi che deve essere sempre messo a posto ogni volta che è necessario.

      E’ proibito portare indumenti sotto il judogi,salvo autorizzazione dell’insegnante (o di chi ne fa le veci).

         Le unghie delle manie dei piedi devono essere tagliate molto corte. Bisogna togliersi,durante l’allenamento, catenine, anelli e quando altro possa

         procurare eventuali danni a se stessi ai propri compagni di pratica.

      5. Rispettare l’orario dei corsi (salvo particolari autorizzazioni). Non allontanarsi dal dojo prima della  fine della lezione dell’insegnante.

      6. All’inizio e alla fine di ogni lezione, l’insegnante e e gli allievi si salutano reciprocamente.

       I praticanti si  dispongono ordinatamente in fila sul bordo del tappeto di fronte all’insegnante. Il judoka con cintura di grado più elevato si pone all’estremità      del lato d’onore della sala, seguito gerarchicamente dagli altri. Tutti devono osservare che il loro judogi sia in ordine.

      7. Quando si essa la pratica e quando si frequenta il dojo senza poter praticare, osservare con attenzione quando avviene sul tappeto, e seguire le spiegazioni in atto, per trarne egualmenteproficuo insegnamento.

     8.  Nel dojo, anche prima di indossare il judogi e dopo terminata la pratica, si sta a capo scoperto ci si astiene dal fumare   e ci si comporta con   discrezione, evitando ogni conversazione estranea al judo.

 

 

La Pratica

 

L’attività di palestra (dojo)  si svolge su un apposito tappeto elastico (tatami). L a pratica inizia con una fase di Riscaldamento ( tai-so, o ginnastica) e comprende lo studio delle tecniche di caduta ( ukemi-waza), delle prese, delle tecniche di proiezione ( nage-waza) delle tecniche di lotta a terra ( ne-waza).

 

Dal punto di vista dell’educazione fisica, il judo costituisce una valida attività sia aerobica che anaerobica e promuove lo sviluppo di tutte le capacità motorie. Per diventare un buon judoka occorre allenarsi con serietà e costanza, ed è importante mantenere un equilibrio peso-potenza, fondamentalmente in combattimento. Il judo si pratica col judogi e lo si pratica senza  orologi, catene, bracciali e quant’altro possa arrecare danni o provocare incidenti nella pratica. Le cinture colorate esprimono il grado di preparazione raggiunto.

 

L’ordine di cintura per gli atleti con età compresa tra i quattro anni e dieci anni :

Bianca  - Gialla -  Arancione -  Verde -  Blu -  Marrone

NERA

da questa cintura si inizia ad imparare il judo

IL JUDO E' UN ARTE CHE NON SI FINISCE MAI DI IMPARARE NON HA LIMITI DI ETA'

 

 

Che cos’è il Judo ?

Il Judo è una disciplina sportiva completa e simmetrica che ha come principio il miglior impiego dell’energia, al fine di proiettare l’avversario o di immobilizzarlo al suolo.

Chi pratica il Judo ?

La pratica del Judo è adatta e consigliata a tutte le persone , senza distinzione. Si può intraprendere in qualsiasi età a cominciare dai 5 - 6 anni e continuare fino ad età avanzata.

Dove e come si pratica ?

Il Judo si pratica su una materassina, detta in gergo giapponese “tatami”, appositamente studiata in modo da evitare traumi e contusioni. Si pratica scalzi indossando il ‘judo-gi’ che è un indumento di cotone bianco, resistente, composto da un pantalone e da una giacca chiusa da una cintura, sempre di cotone, annodata all’altezza della vita.

Perché si pratica ?

Per ottenere una migliore condizione psico-fisica incrementando, attraverso la pratica, le prestazioni atletiche nonché una più forte concentrazione, capacità decisionale, autocontrollo, convinzione nei propri mezzi e nelle proprie potenzialità. Inoltre il Judo, pur essendo uno sport individuale, ha una grandissima valenza sociale dovuta alle necessità di allenarsi con molti compagni, per affrontare situazioni sempre diverse. Tutto ciò porta ad arricchire l’esperienza del singolo in un clima di crescita generale del gruppo.

Da dove viene il Judo ?

Il Judo nasce in Giappone ad opera di Jigoro Kano che ne codificò le tecniche facendolo derivare dal Ju-Jitsu (antica arte marziale che i Samurai praticavano nel combattimento corpo a corpo ). Lo stesso Jigoro Kano fondò a Tokio nel 1882 la prima scuola di Judo che chiamò Kodokan. Da allora la sua diffusione fu inarrestabile : prima in tutte le scuole ed università del Giappone e poi, a cominciare dagli anni venti, in tutto il mondo.

I ‘ gradi ’ nel Judo.

Nel Judo ci sono diversi livelli di apprendimento che sono facilmente identificabili grazie al colore della cintura di chi lo pratica. I colori utilizzati per le cinture sono : bianco, giallo, arancione, verde, blu e marrone. La cintura nera dal 1° al 5°dan rappresenta l’esperto, mentre quella bianco-rossa i maestri dal 6° all’ 8°dan. Rossa 9° e 10°dan.

Judo e cultura.

Oltre a trasmettere importantissimi principi per lo sviluppo dell’individuo e dei rapporti interpersonali, il Judo è un mezzo molto valido per avvicinarsi e comprendere la cultura orientale che esercita sempre, su noi occidentali, un fascino particolare e desta notevoli curiosità.

Judo e agonismo.

Già negli anni ‘50 si disputarono i campionati del mondo di Judo, ma la grande valenza sportiva di questa disciplina fu sancita dall’introduzione nei Giochi Olimpici di Tokyo nel 1964. Oggi si disputano migliaia di competizioni nazionali ed internazionali ed esiste un circuito di tornei di altissimo livello a cui partecipano i migliori rappresentanti di tutte le nazioni. Le competizioni di carattere assoluto si disputano in sette categorie di peso maschili ed altrettante femminili.

 

 

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